SETE DI PACE
Fra Giuseppe Maria

Se chiediamo all’uomo moderno: << Di che cosa senti più sete? >>
Certamente risponderebbe: << Ho sete di pace! >>
A lavoro, in famiglia, nella società, in parrocchia, per le strade, nei negozi, ecc. l’uomo avverte, anche senza accorgersene questo comune desiderio e sente ogni giorno quanto difficile sia vincere le piccole guerre quotidiane con scelte di pace. Quali? Esse hanno nomi quali: condivisione, perdono, attenzione all’altro, rispetto, accettazione nel diverso, misericordia per il povero che è nell’indigenza più che al principio o alla caratteristica che più la qualifica, solidarietà tra i popoli, altruismo, via diplomatica ecc.
Francesco, missionario di pace, comprende che solo con le difficili armi del perdono e dell’amore possono spegnersi le facili guerre del nostro egoismo, soltanto con queste dure vittorie, l’uomo potrà dissetarsi alla fonte della pace, che è dono di Dio.


DALLE “FONTI FRANCESCANE nr. 1593

La strofa del perdono
Mentre Francesco giaceva malato, avendo già composte e fatte cantare le Laudi, accadde che il vescovo di Assisi allora in carica, scomunicò il podestà della città. Costui, infuriato, a titolo di rappresaglia, fece annunziare duramente questo bando: che nessuno vendesse al vescovo o comprasse da lui alcunché o facesse dei contratti con lui. A tal punto erano arrivati a odiarsi reciprocamente.
Francesco, malato com’era, fu preso da pietà per loro, soprattutto perché nessun ecclesiastico o secolare si interessava di ristabilire tra i due la pace e la concordia. E disse ai suoi compagni: <<Grande vergogna è per noi, servi di Dio, che il vescovo e il podestà si odino talmente l’un l’altro, e nessuno si prenda pena di rimetterli in pace e concordia>>. Compose allora questa strofa, da aggiungere alle Laudi:

Laudato si, mi Segnore,
per quilli ke perdinano per lo tuo amore
e sustengu enfirmitate et tribulacione
Beati irano coronati.

Poi chiamò uno dei compagni e gli disse: <<Và, e dì al podestà da parte mia, che venga al vescovado lui insieme con i magnati della città e ad altri che potrà condurre con se>>. Quel frate si avviò, e il Santo disse agli altri due compagni: date, e cantate il Cantico di frate Sole alla presenza del vescovo e del podestà e degli altri che sono là presenti. Ho fiducia nel Signore che renderà umili i loro cuori, e faranno pace e torneranno all’amicizia e all’affetto di prima.
Quando tutti furono riuniti nello spiazzo interno del chiostro dell’episcopio, quei due frati si alzarono e uno disse: <<Francesco ha composto durante la sua infermità le Laudi del Signore per le sue creature, a lode di Dio e a edificazione del prossimo. Vi prego che stiate a udirle con devozione>>. Così cominciarono a cantarle. Il podestà si levò subito in piedi, e a mani giunte, come si fa durante la lettura del Vangelo, pieno di viva devozione, anzi tutto in lacrime, stette ad ascoltare attentamente. Egli aveva infatti molta fede e venerazione per Francesco.
Finito il Cantico, il podestà disse davanti a tutti i convenuti: <<Vi dico in verità, che non solo a messer vescovo, che devo considerare mio signore, ma sarei disposto a perdonare anche a chi mi avesse assassinato il fratello o il figlio>>. Indi si gettò ai piedi del vescovo, dicendogli: <<Per amore del Signore nostro Gesù Cristo e del suo servo Francesco, eccomi pronto a soddisfarvi in tutto, come a voi piacerà>>.
Il vescovo lo prese fra le braccia, si alzò e gli rispose: <<Per la carica che ricopro dovrei essere umile. Purtroppo ho un temperamento portato all’ira. Ti prego di perdorarmi>>. E così i due si abbracciarono e baciarono con molta cordialità e affetto
I frati ne restarono molto colpiti, constatando la santità di Francesco, poiché era realizzato alla lettera quanto egli aveva predetto della pace e concordia di quelli. Tutti coloro che erano stati presenti alla scena e avevano sentito quelle parole, ritennero la cosa un grande miracolo, attribuendo ai meriti di Francesco che il Signore avesse così subitamente toccato il cuore dei due avversari. I quali, senza più ricordare gli insulti reciproci, tornarono a sincera concordia dopo uno scandalo così grave.

DALLE “FONTI FRANCESCANE nr. 1171 – 1174”
Francesco d’Assisi e il Soldano

A tredici anni dalla sua conversione, Francesco partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.
Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile; i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte.
Francesco partì, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso.
Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: <<Abbi fiducia nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”>
Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da che, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.
Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.
E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire.
Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui, ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: << Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile; io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa >>. Ma il Soldano, a lui: << Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede >>. (Egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).
E il Santo a lui: << Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati: se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete “Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio”, come il vero Dio e signore, salvatore” di tutti >>.
Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.
Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

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di SR. MARVI DELRIVO SFP