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Festeggiamenti san Cataldo - Il vescovo alla città di Taranto 10 maggio 2015

Il nostro vescovo alla nostra città
Festa di San Cataldo 2015


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Sono lieto di rivolgervi il mio saluto nel giorno della festa del nostro amato patrono, San Cataldo, in questa VI domenica di Pasqua, nella quale in tutte le chiese del mondo è risuonata un liturgia della Parola che è una dichiarazione di amore da parte di Dio per il suo popolo. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15, 13).

La parola amore per certi versi è un vocabolo logoro, dai tanti significati, dalle tante inflazioni e dagli usi impropri. Si parla di amore, si canta l'amore, facilmente si dice di amare; lo si confonde con tante cose non si sa bene cosa sia in realtà. La risposta di Gesù è semplice: "dare la vita per i propri amici" sino a perdonare ai propri nemici. Questo è "l'amore più grande". E per farcelo capire lo ha vissuto Lui per primo amandoci sino alla fine, lavando i piedi ai suoi discepoli e donandosi come pane della vita. Di questo amore più grande tutti abbiamo bisogno; non di mezze misure e di vuote illusioni.

San Giovanni ci ripete: "Dio è amore"! (1Gv 4, 8). Amore è essere amati da Dio. Amore è rimanere, non allontanarsi dalla sua bontà attraverso l'esercizio della libertà, che è quello di voler obbedire al comando stesso dell'amore.
Chi ci insegna ad amare? Gesù! Non a parole ma con i fatti. Amore e amicizia bruciano e si purificano nel cuore stesso del Signore. Da questa condivisione che nasce il comando più audace ma il più coerente con la croce di Cristo: amatevi gli uni gli altri con lo stesso mio amore.

Il nostro San Cataldo ha obbedito a questo comando con generosità e senza riserve, ha risposto alla sua chiamata alla santità, all'essere amico del Signore. E quando è giunto dopo un naufragio sulle coste della nostra terra, invece di disperarsi e di lamentare la sua triste sorte, ha abbracciato la circostanza che gli era successa ed ha cambiato il suo piano di vita. Si è donato con passione al bene del popolo tarantino; con passione e con zelo missionario. Il Signore lo chiamava qui e qui lui ha amato la nostra gente. Non sarà stato facile rispondere a quella chiamata perché il popolo stava abbandonando il cristianesimo lasciandosi andare verso il paganesimo ma a San Cataldo si è dedicato ai poveri, agli ammalati ed ha ricostituito il tessuto ecclesiale di quei nostri avi che hanno accolto quel vescovo venuto da lontano, lo hanno amato e lo hanno seguito.

La stessa chiamata è fatta a ciascuno di noi. Quando rispondiamo alle circostanze, alla vocazione disposti persino a cambiare i nostri piani, 1 'amore si fa pellegrinaggio, cammino, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico, che è la via del buon samaritano. L'amore è il volto di Dio, l'amore gratuito che perdona; è la misericordia, il cuore grande del Padre. San Cataldo è stato e continua ad essere per questa città immagine del volto misericordioso di Dio. Misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Come non vedere oggi la misericordia di Dio che bussa direttamente al cuore di questa città?

Papa Francesco nella bolla d'indizione del giubileo straordinario della misericordia, Misericordiae Vultus, "Il Volto della Misericordia", con tanta schiettezza ci dice:
"Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati, se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). [...] Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore (n. 15). Lo so che tanti vivono la festa con i sentimenti dell'apprensione per il futuro. Capisco e ascolto le difficoltà di un popolo. Ogni giorno sembrano ridursi per noi quei doni della prosperità, del benessere, della sicurezza di vita e della salute. Ma non lasciamoci cadere le braccia (Sof 23,18), lasciamo sgorgare in noi la forza che viene dal nostro Battesimo e che ci aiuta a sconfiggere lo spirito di timidezza e non avere paura di annunciare e praticare la misericordia.

Sarebbe utile per tutti se dessimo del tempo per opere gratuite di attenzione ai
più bisognosi, agli ammalati, ai carcerati, ai poveri ecc. e questo serve, aiuta noi e gli altri, quando è fatto con regolarità, per esempio almeno un'ora alla settimana. Accanto alle opere di misericordia corporale vi poi sono quelle spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Il tutto senza nessuna forma di arroganza, ma come puro servizio.

Non dobbiamo però dimenticare che non ci può essere misericordia senza la verità. Inganneremmo noi stessi e gli altri se non fossimo capaci di discernimento dinanzi alle ideologie che spesso, anche palesemente, professano una cultura riduttiva del valore della persona umana e riducono tutto a mercato ad istinto(a interesse individuale. Non dobbiamo far mancare la luce del Vangelo e del Magistero, su questioni molto importanti che fondano i diritti primari della vita, della salute e del lavoro. Nello spirito di franchezza dei papi, noi dobbiamo continuare a difendere la famiglia, come dono di Dio e luogo indispensabile per imparare a vivere ed amare in forma vera. Chi ama davvero accetta anche il sacrificio.

Non lasciamo sopire la nostra coscienza, come ci richiama Papa Francesco di fronte, alla cultura dello scarto, all'ideologia del gender, alla disgregazione familiare. Noi non possiamo tacere! E' necessaria tutta l'attenzione e l'accoglienza possibile nelle nostre parrocchie per le famiglie in difficoltà, o separate, o divorziate. Occorre però una vera mobilitazione a favore della famiglia, e particolarmente delle famiglie povere, da parte di persone, associazioni e anche dello stesso Parlamento. C'è una vera offensiva che vuole inglobare la famiglia e i rapporti personali nella logica dello scarto, come merce di commercio, come se nel cuore non ci fosse il bisogno di qualcosa di immenso che non si compra e non si vende. Questa riduzione non fa crescere la nostra umanità e la convivenza civile.

E inoltre, stiamo facendo abbastanza per i nostri giovani? L'emergenza educativa è ancora al centro delle nostre attenzioni? La condanna di modelli lontani dalla statura della vita cristiana deve tornare ad essere presente nei nostri insegnamenti insieme all'impegno e alla prevenzione contro le minacce della droga, dell'alcol, dello sballo di cui sono più responsabili gli adulti, che manovrano la macchina del mercato, che gli stessi giovani. E non dimentichiamo i suicidi, avvenuti o tentati, di giovani e adulti. I dati forniti dal 118 sono impressionanti. Sono fatti che mi strappano il cuore e costituiscono una grande domanda per tutta la nostra società.

Proteggici San Cataldo da questo grande dolore e aiutaci a mettere in atto tutti insieme azioni che prevengano tale grande male. In passato ho già sottolineato il paradosso di tante amicizie e condivisioni in internet e di poco ascolto e solidarietà effettiva nel mondo reale. La prima causa dei gesti estremi è l'indifferenza. Parafrasando il Santo Padre siamo chiamati a sostituire la globalizzazione dell'indifferenza con la globalizzazione della solidarietà. San Cataldo si è lasciato provocare dalla situazione delle persone che ha trovato qui a Taranto e non è tornato in Patria; ha voluto bene alla nostra gente facendo riscoprire la fede e la bellezza della convivenza civile.

Nella consegna del simulacro del Santo alla città non ho perso l'occasione di ribadire l'impegno della comunità ecclesiale tarantina per progredire tutti insieme nel superare le emergenze che ci toccano ogni giorno. Ho ricordato che un'occasione propizia è costituita dalle prossime elezioni degli amministratori della Regione Puglia. Ho già detto scegliamo persone che hanno a cuore, che amano Taranto con la Città Vecchia, il Porto, le grandi questioni ambientali e della salute perché venga tutelato il diritto dei diritti, quello alla vita.

E come non pensare all'emergenza lavoro con tante realtà al collasso? Il Papa ci ripete sempre che un uomo senza lavoro è un uomo privato della sua dignità. Ultima sfida dalla quale non possiamo sottrarci è l'accoglienza dei fratelli che migrano in cerca di una vita serena lasciandosi alle spalle la guerra, la fame, la morte. Taranto brilla per il suo impegno generoso pur in mezzo a tante difficoltà. Le istituzioni garantiscano un'accoglienza degna, stimolando il governo nazionale e l'Europa. Scegliamo quindi persone che più si avvicinano a questo modello di amore vero alla nostra terra.

Ancora una volta l'esercizio democratico può rivelarsi una grande opportunità. Raggiungeremo la pienezza dell'amore, quando nessuna delle sfide di questa città del Mediterraneo sarà per noi estranea ma accolta, amata e trasfigurata dall'impegno e da un amore concreto e fattivo. Il nostro Patrono San Cataldo, anche nelle attuali circostanze ci aiuterà a superare le difficoltà, ma sarà indispensabile il contributo di tutti.

Cari sorelle e fratelli,
impartendovi la Benedizione apostolica in questo preciso frangente della nostra storia, vorrei ricordarvi che San Cataldo cammina con noi ed è segno del Signore vittorioso; non solo in questa processione, ma tutti i giorni; ci è amico e non ci abbandona. Il nome Cataldo secondo una antica terminologia significa "fortissimo in guerra" o "colui che non può essere sconfitto" e questo perché segue Cristo che ha vinto la morte ed è vivo tra noi. La nostra non è la religione del Venerdì Santo, ma della Pasqua che comprende morte e resurrezione e culmina con la vita. Se seguiamo il Signore anche noi possiamo partecipare alla sua vittoria come ha fatto San Cataldo e così ha rinnovato la città di Taranto e l'intera Diocesi.

Per questo Concludo con le parole del nostro amato Papa Francesco:
"Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch'io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l'invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia" (MV 19).

Vi abbraccio tutti e nel nome del Signore e del nostro patrono San Cataldo vi benedico.

Filippo Santoro
Arcivescovo Metropolita di Taranto

Il nostro vescovo alla nostra città 

Festa di San Cataldo 2015

 

 

sono lieto di rivolgervi il mio saluto nel giorno della festa del nostro amato patrono, San Cataldo, in questa VI domenica di Pasqua, nella quale in tutte le chiese del mondo è risuonata un liturgia della Parola che è una dichiarazione di amore da parte di Dio per il suo popolo. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15, 13).

 

 

La parola amore per certi versi è un vocabolo logoro, dai tanti significati, dalle tante inflazioni e dagli usi impropri. Si parla di amore, si canta l'amore, facilmente si dice di amare; lo si confonde con tante cose non si sa bene cosa sia in realtà. La risposta di Gesù è semplice: "dare la vita per i propri amici" sino a perdonare ai propri nemici. Questo è "l'amore più grande". E per farcelo capire lo ha vissuto Lui per primo amandoci sino alla fine, lavando i piedi ai suoi discepoli e donandosi come pane della vita. Di questo amore più grande tutti abbiamo bisogno; non di mezze misure e di vuote illusioni.

 

 

San Giovanni ci ripete: "Dio è amore"! (1Gv 4, 8). Amore è essere amati da Dio. Amore è rimanere, non allontanarsi dalla sua bontà attraverso l'esercizio della libertà, che è quello di voler obbedire al comando stesso dell'amore.

Chi ci insegna ad amare? Gesù! Non a parole ma con i fatti. Amore e amicizia bruciano e si purificano nel cuore stesso del Signore. Da questa condivisione che nasce il comando più audace ma il più coerente con la croce di Cristo: amatevi gli uni gli altri con lo stesso mio amore.

 

 

Il nostro San Cataldo ha obbedito a questo comando con generosità e senza riserve, ha risposto alla sua chiamata alla santità, all'essere amico del Signore. E quando è giunto dopo un naufragio sulle coste della nostra terra, invece di disperarsi e di lamentare la sua triste sorte, ha abbracciato la circostanza che gli era successa ed ha cambiato il suo piano di vita. Si è donato con passione al bene del popolo tarantino; con passione e con zelo missionario. Il Signore lo chiamava qui e qui lui ha amato la nostra gente. Non sarà stato facile rispondere a quella chiamata perché il popolo stava abbandonando il cristianesimo lasciandosi andare verso il paganesimo ma a San Cataldo si è dedicato ai poveri, agli ammalati ed ha ricostituito il tessuto ecclesiale di quei nostri avi che hanno accolto quel vescovo venuto da lontano, lo hanno amato e lo hanno seguito.

 

 

La stessa chiamata è fatta a ciascuno di noi. Quando rispondiamo alle circostanze, alla vocazione disposti persino a cambiare i nostri piani, 1 'amore si fa pellegrinaggio, cammino, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico, che è la via del buon samaritano. L'amore è il volto di Dio, l'amore gratuito che perdona; è la misericordia, il cuore grande del Padre. San Cataldo è stato e continua ad essere per questa città immagine del volto misericordioso di Dio. Misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Come non vedere oggi la misericordia di Dio che bussa direttamente al cuore di questa città?

 

Papa Francesco nella bolla d'indizione del giubileo straordinario della misericordia, Misericordiae Vultus, "Il Volto della Misericordia", con tanta schiettezza ci dice:

"Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati, se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). [...] Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore (n. 15). Lo so che tanti vivono la festa con i sentimenti dell'apprensione per il futuro. Capisco e ascolto le difficoltà di un popolo. Ogni giorno sembrano ridursi per noi quei doni della prosperità, del benessere, della sicurezza di vita e della salute. Ma non lasciamoci cadere le braccia (Sof 23,18), lasciamo sgorgare in noi la forza che viene dal nostro Battesimo e che ci aiuta a sconfiggere lo spirito di timidezza e non avere paura di annunciare e praticare la misericordia.

 

Sarebbe utile per tutti se dessimo del tempo per opere gratuite di attenzione ai

più bisognosi, agli ammalati, ai carcerati, ai poveri ecc. e questo serve, aiuta noi e gli altri, quando è fatto con regolarità, per esempio almeno un'ora alla settimana. Accanto alle opere di misericordia corporale vi poi sono quelle spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Il tutto senza nessuna forma di arroganza, ma come puro servizio.

 

 

Non dobbiamo però dimenticare che non ci può essere misericordia senza la verità. Inganneremmo noi stessi e gli altri se non fossimo capaci di discernimento dinanzi alle ideologie che spesso, anche palesemente, professano una cultura riduttiva del valore della persona umana e riducono tutto a mercato ad istinto(a interesse individuale. Non dobbiamo far mancare la luce del Vangelo e del Magistero, su questioni molto importanti che fondano i diritti primari della vita, della salute e del lavoro. Nello spirito di franchezza dei papi, noi dobbiamo continuare a difendere la famiglia, come dono di Dio e luogo indispensabile per imparare a vivere ed amare in forma vera. Chi ama davvero accetta anche il sacrificio.

 

 

Non lasciamo sopire la nostra coscienza, come ci richiama Papa Francesco di fronte, alla cultura dello scarto, all'ideologia del gender, alla disgregazione familiare. Noi non possiamo tacere! E' necessaria tutta l'attenzione e l'accoglienza possibile nelle nostre parrocchie per le famiglie in difficoltà, o separate, o divorziate. Occorre però una vera mobilitazione a favore della famiglia, e particolarmente delle famiglie povere, da parte di persone, associazioni e anche dello stesso Parlamento. C'è una vera offensiva che vuole inglobare la famiglia e i rapporti personali nella logica dello scarto, come merce di commercio, come se nel cuore non ci fosse il bisogno di qualcosa di immenso che non si compra e non si vende. Questa riduzione non fa crescere la nostra umanità e la convivenza civile.

 

 

E inoltre, stiamo facendo abbastanza per i nostri giovani? L'emergenza educativa è ancora al centro delle nostre attenzioni? La condanna di modelli lontani dalla statura della vita cristiana deve tornare ad essere presente nei nostri insegnamenti insieme all'impegno e alla prevenzione contro le minacce della droga, dell'alcol, dello sballo di cui sono più responsabili gli adulti, che manovrano la macchina del mercato, che gli stessi giovani. E non dimentichiamo i suicidi, avvenuti o tentati, di giovani e adulti. I dati forniti dal 118 sono impressionanti. Sono fatti che mi strappano il cuore e costituiscono una grande domanda per tutta la nostra società.

 

 

Proteggici San Cataldo da questo grande dolore e aiutaci a mettere in atto tutti insieme azioni che prevengano tale grande male. In passato ho già sottolineato il paradosso di tante amicizie e condivisioni in internet e di poco ascolto e solidarietà effettiva nel mondo reale. La prima causa dei gesti estremi è l'indifferenza. Parafrasando il Santo Padre siamo chiamati a sostituire la globalizzazione dell'indifferenza con la globalizzazione della solidarietà.  San Cataldo si è lasciato provocare dalla situazione delle persone che ha trovato qui a Taranto e non è tornato in Patria; ha voluto bene alla nostra gente facendo riscoprire la fede e la bellezza della convivenza civile.

 

Nella consegna del simulacro del Santo alla città non ho perso l'occasione di ribadire l'impegno della comunità ecclesiale tarantina per progredire tutti insieme nel superare le emergenze che ci toccano ogni giorno. Ho ricordato che un'occasione propizia è costituita dalle prossime elezioni degli amministratori della Regione Puglia. Ho già detto scegliamo persone che hanno a cuore, che amano Taranto con la Città Vecchia, il Porto, le grandi questioni ambientali e della salute perché venga tutelato il diritto dei diritti, quello alla vita.

 

 

E come non pensare all'emergenza lavoro con tante realtà al collasso? Il Papa ci ripete sempre che un uomo senza lavoro è un uomo privato della sua dignità. Ultima sfida dalla quale non possiamo sottrarci è l'accoglienza dei fratelli che migrano in cerca di una vita serena lasciandosi alle spalle la guerra, la fame, la morte. Taranto brilla per il suo impegno generoso pur in mezzo a tante difficoltà. Le istituzioni garantiscano un'accoglienza degna, stimolando il governo nazionale e l'Europa. Scegliamo quindi persone che più si avvicinano a questo modello di amore vero alla nostra terra.

 

 

Ancora una volta l'esercizio democratico può rivelarsi una grande opportunità. Raggiungeremo la pienezza dell'amore, quando nessuna delle sfide di questa città del Mediterraneo sarà per noi estranea ma accolta, amata e trasfigurata dall'impegno e da un amore concreto e fattivo. Il nostro Patrono San Cataldo, anche nelle attuali circostanze ci aiuterà a superare le difficoltà, ma sarà indispensabile il contributo di tutti.

 

 

Cari sorelle e fratelli,

impartendovi la Benedizione apostolica in questo preciso frangente della nostra storia, vorrei ricordarvi che San Cataldo cammina con noi ed è segno del Signore vittorioso; non solo in questa processione, ma tutti i giorni; ci è amico e non ci abbandona. Il nome Cataldo secondo una antica terminologia significa "fortissimo in guerra" o "colui che non può essere sconfitto" e questo perché segue Cristo che ha vinto la morte ed è vivo tra noi. La nostra non è la religione del Venerdì Santo, ma della Pasqua che comprende morte e resurrezione e culmina con la vita. Se seguiamo il Signore anche noi possiamo partecipare alla sua vittoria come ha fatto San Cataldo e così ha rinnovato la città di Taranto e l'intera Diocesi.

 

 

Per questo Concludo con le parole del nostro amato Papa Francesco:

"Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch'io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l'invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia" (MV 19).

 

 

Vi abbraccio tutti e nel nome del Signore e del nostro patrono San Cataldo vi benedico.

X Filippo Santoro

Arcivescovo Metropolita di Taranto

 

 

 

 

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