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NOTTE DI NATALE 2015

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IMMISSIONE CANONICA DEL PARROCO PIETRO GALLONE

CONFERIMENTO CANONICO DEL MANDATO DI PARROCO
DELLA COMUNITA' DI SAN LORENZO DA BRINDISI  (IN TARANTO)
AL FRATE cappuccino PIETRO GALLONE
DA PARTE DELL' ARCIVESCOVO FILIPPO SANTORO
1 NOVEMBRE 2015
SOLENNITA' DI TUTTI I SANTI


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Festeggiamenti San Lorenzo 2015

sanlorenzo2015 

Papa Francesco ai frati Francescani

PAPA FRANCESCO AI FRATI FRANCESCANI

"Minorità" e "fraternità" sono "elementi essenziali" della vostra identità, ha detto il Papa ai Frati Minori.
"Minorità significa anche uscire da sé stessi, dai propri schemi e vedute personali; significa andare oltre le strutture – che pure sono utili se usate saggiamente – oltre le abitudini e le sicurezze, per testimoniare concreta vicinanza ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati, in un autentico atteggiamento di condivisione e di servizio".


Fraternità, per essere testimoni credibili del Vangelo, così come nella Chiesa delle origini, seppero mostrarsi i cristiani, “uniti nell’amore”, “disponibili nel dono e nel perdono vicendevole”, “solidali nella misericordia, nella benevolenza, nell’aiuto reciproco, unanimi nel condividere le gioie, le sofferenze e le esperienze della vita”:

“La vostra famiglia religiosa è chiamata ad esprimere questa fraternità concreta, mediante un recupero di fiducia reciproca – e sottolineo questo: fiducia reciproca – nelle relazioni interpersonali, affinché il mondo veda e creda, riconoscendo che l’amore di Cristo guarisce le ferite e rende una cosa sola”.

“In questa prospettiva – ha raccomandato Francesco - è importante che venga recuperata la coscienza di essere portatori di misericordia, di riconciliazione e di pace”: “Realizzerete con frutto questa vocazione e missione se sarete sempre più una congregazione ‘in uscita’".


Ha ricordato poi il Papa che San Francesco ammoniva ed esortava ai suoi frati di andare per il mondo, senza litigare e giudicare gli altri. Esortazioni di “grande attualità anche per il nostro mondo di oggi”:



“Quanto è importante vivere un’esistenza cristiana e religiosa senza perdersi in dispute e chiacchiere, coltivando un dialogo sereno con tutti, con mitezza, mansuetudine e umiltà, con mezzi poveri, annunciando la pace e vivendo sobriamente, contenti di quanto ci è offerto”.


“Ciò richiede – ha sottolineato il Papa – un impegno deciso nella trasparenza, nell’uso etico e solidale dei beni, in uno stile di sobrietà e di spogliazione”:

“O siete voi liberamente poveri e minori, o finirete spogliati”.


Quindi, il richiamo a confidare nello Spirito Santo per affrontare le sfide più urgenti: “Il calo numerico, l’invecchiamento e la diminuzione delle nuove vocazioni”. Infine, un incoraggiamento:

“Voi avete ereditato un’autorevolezza nel popolo di Dio con la minorità, con la fratellanza, con la mitezza, con l’umiltà, con la povertà. Per favore, conservatela! Non perdetela! Il popolo vi vuole bene, vi ama”.

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Festeggiamenti san Cataldo - Il vescovo alla città di Taranto 10 maggio 2015

Il nostro vescovo alla nostra città
Festa di San Cataldo 2015


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Sono lieto di rivolgervi il mio saluto nel giorno della festa del nostro amato patrono, San Cataldo, in questa VI domenica di Pasqua, nella quale in tutte le chiese del mondo è risuonata un liturgia della Parola che è una dichiarazione di amore da parte di Dio per il suo popolo. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15, 13).

La parola amore per certi versi è un vocabolo logoro, dai tanti significati, dalle tante inflazioni e dagli usi impropri. Si parla di amore, si canta l'amore, facilmente si dice di amare; lo si confonde con tante cose non si sa bene cosa sia in realtà. La risposta di Gesù è semplice: "dare la vita per i propri amici" sino a perdonare ai propri nemici. Questo è "l'amore più grande". E per farcelo capire lo ha vissuto Lui per primo amandoci sino alla fine, lavando i piedi ai suoi discepoli e donandosi come pane della vita. Di questo amore più grande tutti abbiamo bisogno; non di mezze misure e di vuote illusioni.

San Giovanni ci ripete: "Dio è amore"! (1Gv 4, 8). Amore è essere amati da Dio. Amore è rimanere, non allontanarsi dalla sua bontà attraverso l'esercizio della libertà, che è quello di voler obbedire al comando stesso dell'amore.
Chi ci insegna ad amare? Gesù! Non a parole ma con i fatti. Amore e amicizia bruciano e si purificano nel cuore stesso del Signore. Da questa condivisione che nasce il comando più audace ma il più coerente con la croce di Cristo: amatevi gli uni gli altri con lo stesso mio amore.

Il nostro San Cataldo ha obbedito a questo comando con generosità e senza riserve, ha risposto alla sua chiamata alla santità, all'essere amico del Signore. E quando è giunto dopo un naufragio sulle coste della nostra terra, invece di disperarsi e di lamentare la sua triste sorte, ha abbracciato la circostanza che gli era successa ed ha cambiato il suo piano di vita. Si è donato con passione al bene del popolo tarantino; con passione e con zelo missionario. Il Signore lo chiamava qui e qui lui ha amato la nostra gente. Non sarà stato facile rispondere a quella chiamata perché il popolo stava abbandonando il cristianesimo lasciandosi andare verso il paganesimo ma a San Cataldo si è dedicato ai poveri, agli ammalati ed ha ricostituito il tessuto ecclesiale di quei nostri avi che hanno accolto quel vescovo venuto da lontano, lo hanno amato e lo hanno seguito.

La stessa chiamata è fatta a ciascuno di noi. Quando rispondiamo alle circostanze, alla vocazione disposti persino a cambiare i nostri piani, 1 'amore si fa pellegrinaggio, cammino, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico, che è la via del buon samaritano. L'amore è il volto di Dio, l'amore gratuito che perdona; è la misericordia, il cuore grande del Padre. San Cataldo è stato e continua ad essere per questa città immagine del volto misericordioso di Dio. Misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Come non vedere oggi la misericordia di Dio che bussa direttamente al cuore di questa città?

Papa Francesco nella bolla d'indizione del giubileo straordinario della misericordia, Misericordiae Vultus, "Il Volto della Misericordia", con tanta schiettezza ci dice:
"Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati, se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). [...] Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore (n. 15). Lo so che tanti vivono la festa con i sentimenti dell'apprensione per il futuro. Capisco e ascolto le difficoltà di un popolo. Ogni giorno sembrano ridursi per noi quei doni della prosperità, del benessere, della sicurezza di vita e della salute. Ma non lasciamoci cadere le braccia (Sof 23,18), lasciamo sgorgare in noi la forza che viene dal nostro Battesimo e che ci aiuta a sconfiggere lo spirito di timidezza e non avere paura di annunciare e praticare la misericordia.

Sarebbe utile per tutti se dessimo del tempo per opere gratuite di attenzione ai
più bisognosi, agli ammalati, ai carcerati, ai poveri ecc. e questo serve, aiuta noi e gli altri, quando è fatto con regolarità, per esempio almeno un'ora alla settimana. Accanto alle opere di misericordia corporale vi poi sono quelle spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Il tutto senza nessuna forma di arroganza, ma come puro servizio.

Non dobbiamo però dimenticare che non ci può essere misericordia senza la verità. Inganneremmo noi stessi e gli altri se non fossimo capaci di discernimento dinanzi alle ideologie che spesso, anche palesemente, professano una cultura riduttiva del valore della persona umana e riducono tutto a mercato ad istinto(a interesse individuale. Non dobbiamo far mancare la luce del Vangelo e del Magistero, su questioni molto importanti che fondano i diritti primari della vita, della salute e del lavoro. Nello spirito di franchezza dei papi, noi dobbiamo continuare a difendere la famiglia, come dono di Dio e luogo indispensabile per imparare a vivere ed amare in forma vera. Chi ama davvero accetta anche il sacrificio.

Non lasciamo sopire la nostra coscienza, come ci richiama Papa Francesco di fronte, alla cultura dello scarto, all'ideologia del gender, alla disgregazione familiare. Noi non possiamo tacere! E' necessaria tutta l'attenzione e l'accoglienza possibile nelle nostre parrocchie per le famiglie in difficoltà, o separate, o divorziate. Occorre però una vera mobilitazione a favore della famiglia, e particolarmente delle famiglie povere, da parte di persone, associazioni e anche dello stesso Parlamento. C'è una vera offensiva che vuole inglobare la famiglia e i rapporti personali nella logica dello scarto, come merce di commercio, come se nel cuore non ci fosse il bisogno di qualcosa di immenso che non si compra e non si vende. Questa riduzione non fa crescere la nostra umanità e la convivenza civile.

E inoltre, stiamo facendo abbastanza per i nostri giovani? L'emergenza educativa è ancora al centro delle nostre attenzioni? La condanna di modelli lontani dalla statura della vita cristiana deve tornare ad essere presente nei nostri insegnamenti insieme all'impegno e alla prevenzione contro le minacce della droga, dell'alcol, dello sballo di cui sono più responsabili gli adulti, che manovrano la macchina del mercato, che gli stessi giovani. E non dimentichiamo i suicidi, avvenuti o tentati, di giovani e adulti. I dati forniti dal 118 sono impressionanti. Sono fatti che mi strappano il cuore e costituiscono una grande domanda per tutta la nostra società.

Proteggici San Cataldo da questo grande dolore e aiutaci a mettere in atto tutti insieme azioni che prevengano tale grande male. In passato ho già sottolineato il paradosso di tante amicizie e condivisioni in internet e di poco ascolto e solidarietà effettiva nel mondo reale. La prima causa dei gesti estremi è l'indifferenza. Parafrasando il Santo Padre siamo chiamati a sostituire la globalizzazione dell'indifferenza con la globalizzazione della solidarietà. San Cataldo si è lasciato provocare dalla situazione delle persone che ha trovato qui a Taranto e non è tornato in Patria; ha voluto bene alla nostra gente facendo riscoprire la fede e la bellezza della convivenza civile.

Nella consegna del simulacro del Santo alla città non ho perso l'occasione di ribadire l'impegno della comunità ecclesiale tarantina per progredire tutti insieme nel superare le emergenze che ci toccano ogni giorno. Ho ricordato che un'occasione propizia è costituita dalle prossime elezioni degli amministratori della Regione Puglia. Ho già detto scegliamo persone che hanno a cuore, che amano Taranto con la Città Vecchia, il Porto, le grandi questioni ambientali e della salute perché venga tutelato il diritto dei diritti, quello alla vita.

E come non pensare all'emergenza lavoro con tante realtà al collasso? Il Papa ci ripete sempre che un uomo senza lavoro è un uomo privato della sua dignità. Ultima sfida dalla quale non possiamo sottrarci è l'accoglienza dei fratelli che migrano in cerca di una vita serena lasciandosi alle spalle la guerra, la fame, la morte. Taranto brilla per il suo impegno generoso pur in mezzo a tante difficoltà. Le istituzioni garantiscano un'accoglienza degna, stimolando il governo nazionale e l'Europa. Scegliamo quindi persone che più si avvicinano a questo modello di amore vero alla nostra terra.

Ancora una volta l'esercizio democratico può rivelarsi una grande opportunità. Raggiungeremo la pienezza dell'amore, quando nessuna delle sfide di questa città del Mediterraneo sarà per noi estranea ma accolta, amata e trasfigurata dall'impegno e da un amore concreto e fattivo. Il nostro Patrono San Cataldo, anche nelle attuali circostanze ci aiuterà a superare le difficoltà, ma sarà indispensabile il contributo di tutti.

Cari sorelle e fratelli,
impartendovi la Benedizione apostolica in questo preciso frangente della nostra storia, vorrei ricordarvi che San Cataldo cammina con noi ed è segno del Signore vittorioso; non solo in questa processione, ma tutti i giorni; ci è amico e non ci abbandona. Il nome Cataldo secondo una antica terminologia significa "fortissimo in guerra" o "colui che non può essere sconfitto" e questo perché segue Cristo che ha vinto la morte ed è vivo tra noi. La nostra non è la religione del Venerdì Santo, ma della Pasqua che comprende morte e resurrezione e culmina con la vita. Se seguiamo il Signore anche noi possiamo partecipare alla sua vittoria come ha fatto San Cataldo e così ha rinnovato la città di Taranto e l'intera Diocesi.

Per questo Concludo con le parole del nostro amato Papa Francesco:
"Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch'io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l'invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia" (MV 19).

Vi abbraccio tutti e nel nome del Signore e del nostro patrono San Cataldo vi benedico.

Filippo Santoro
Arcivescovo Metropolita di Taranto

Il nostro vescovo alla nostra città 

Festa di San Cataldo 2015

 

 

sono lieto di rivolgervi il mio saluto nel giorno della festa del nostro amato patrono, San Cataldo, in questa VI domenica di Pasqua, nella quale in tutte le chiese del mondo è risuonata un liturgia della Parola che è una dichiarazione di amore da parte di Dio per il suo popolo. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15, 13).

 

 

La parola amore per certi versi è un vocabolo logoro, dai tanti significati, dalle tante inflazioni e dagli usi impropri. Si parla di amore, si canta l'amore, facilmente si dice di amare; lo si confonde con tante cose non si sa bene cosa sia in realtà. La risposta di Gesù è semplice: "dare la vita per i propri amici" sino a perdonare ai propri nemici. Questo è "l'amore più grande". E per farcelo capire lo ha vissuto Lui per primo amandoci sino alla fine, lavando i piedi ai suoi discepoli e donandosi come pane della vita. Di questo amore più grande tutti abbiamo bisogno; non di mezze misure e di vuote illusioni.

 

 

San Giovanni ci ripete: "Dio è amore"! (1Gv 4, 8). Amore è essere amati da Dio. Amore è rimanere, non allontanarsi dalla sua bontà attraverso l'esercizio della libertà, che è quello di voler obbedire al comando stesso dell'amore.

Chi ci insegna ad amare? Gesù! Non a parole ma con i fatti. Amore e amicizia bruciano e si purificano nel cuore stesso del Signore. Da questa condivisione che nasce il comando più audace ma il più coerente con la croce di Cristo: amatevi gli uni gli altri con lo stesso mio amore.

 

 

Il nostro San Cataldo ha obbedito a questo comando con generosità e senza riserve, ha risposto alla sua chiamata alla santità, all'essere amico del Signore. E quando è giunto dopo un naufragio sulle coste della nostra terra, invece di disperarsi e di lamentare la sua triste sorte, ha abbracciato la circostanza che gli era successa ed ha cambiato il suo piano di vita. Si è donato con passione al bene del popolo tarantino; con passione e con zelo missionario. Il Signore lo chiamava qui e qui lui ha amato la nostra gente. Non sarà stato facile rispondere a quella chiamata perché il popolo stava abbandonando il cristianesimo lasciandosi andare verso il paganesimo ma a San Cataldo si è dedicato ai poveri, agli ammalati ed ha ricostituito il tessuto ecclesiale di quei nostri avi che hanno accolto quel vescovo venuto da lontano, lo hanno amato e lo hanno seguito.

 

 

La stessa chiamata è fatta a ciascuno di noi. Quando rispondiamo alle circostanze, alla vocazione disposti persino a cambiare i nostri piani, 1 'amore si fa pellegrinaggio, cammino, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico, che è la via del buon samaritano. L'amore è il volto di Dio, l'amore gratuito che perdona; è la misericordia, il cuore grande del Padre. San Cataldo è stato e continua ad essere per questa città immagine del volto misericordioso di Dio. Misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Come non vedere oggi la misericordia di Dio che bussa direttamente al cuore di questa città?

 

Papa Francesco nella bolla d'indizione del giubileo straordinario della misericordia, Misericordiae Vultus, "Il Volto della Misericordia", con tanta schiettezza ci dice:

"Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati, se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). [...] Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore (n. 15). Lo so che tanti vivono la festa con i sentimenti dell'apprensione per il futuro. Capisco e ascolto le difficoltà di un popolo. Ogni giorno sembrano ridursi per noi quei doni della prosperità, del benessere, della sicurezza di vita e della salute. Ma non lasciamoci cadere le braccia (Sof 23,18), lasciamo sgorgare in noi la forza che viene dal nostro Battesimo e che ci aiuta a sconfiggere lo spirito di timidezza e non avere paura di annunciare e praticare la misericordia.

 

Sarebbe utile per tutti se dessimo del tempo per opere gratuite di attenzione ai

più bisognosi, agli ammalati, ai carcerati, ai poveri ecc. e questo serve, aiuta noi e gli altri, quando è fatto con regolarità, per esempio almeno un'ora alla settimana. Accanto alle opere di misericordia corporale vi poi sono quelle spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Il tutto senza nessuna forma di arroganza, ma come puro servizio.

 

 

Non dobbiamo però dimenticare che non ci può essere misericordia senza la verità. Inganneremmo noi stessi e gli altri se non fossimo capaci di discernimento dinanzi alle ideologie che spesso, anche palesemente, professano una cultura riduttiva del valore della persona umana e riducono tutto a mercato ad istinto(a interesse individuale. Non dobbiamo far mancare la luce del Vangelo e del Magistero, su questioni molto importanti che fondano i diritti primari della vita, della salute e del lavoro. Nello spirito di franchezza dei papi, noi dobbiamo continuare a difendere la famiglia, come dono di Dio e luogo indispensabile per imparare a vivere ed amare in forma vera. Chi ama davvero accetta anche il sacrificio.

 

 

Non lasciamo sopire la nostra coscienza, come ci richiama Papa Francesco di fronte, alla cultura dello scarto, all'ideologia del gender, alla disgregazione familiare. Noi non possiamo tacere! E' necessaria tutta l'attenzione e l'accoglienza possibile nelle nostre parrocchie per le famiglie in difficoltà, o separate, o divorziate. Occorre però una vera mobilitazione a favore della famiglia, e particolarmente delle famiglie povere, da parte di persone, associazioni e anche dello stesso Parlamento. C'è una vera offensiva che vuole inglobare la famiglia e i rapporti personali nella logica dello scarto, come merce di commercio, come se nel cuore non ci fosse il bisogno di qualcosa di immenso che non si compra e non si vende. Questa riduzione non fa crescere la nostra umanità e la convivenza civile.

 

 

E inoltre, stiamo facendo abbastanza per i nostri giovani? L'emergenza educativa è ancora al centro delle nostre attenzioni? La condanna di modelli lontani dalla statura della vita cristiana deve tornare ad essere presente nei nostri insegnamenti insieme all'impegno e alla prevenzione contro le minacce della droga, dell'alcol, dello sballo di cui sono più responsabili gli adulti, che manovrano la macchina del mercato, che gli stessi giovani. E non dimentichiamo i suicidi, avvenuti o tentati, di giovani e adulti. I dati forniti dal 118 sono impressionanti. Sono fatti che mi strappano il cuore e costituiscono una grande domanda per tutta la nostra società.

 

 

Proteggici San Cataldo da questo grande dolore e aiutaci a mettere in atto tutti insieme azioni che prevengano tale grande male. In passato ho già sottolineato il paradosso di tante amicizie e condivisioni in internet e di poco ascolto e solidarietà effettiva nel mondo reale. La prima causa dei gesti estremi è l'indifferenza. Parafrasando il Santo Padre siamo chiamati a sostituire la globalizzazione dell'indifferenza con la globalizzazione della solidarietà.  San Cataldo si è lasciato provocare dalla situazione delle persone che ha trovato qui a Taranto e non è tornato in Patria; ha voluto bene alla nostra gente facendo riscoprire la fede e la bellezza della convivenza civile.

 

Nella consegna del simulacro del Santo alla città non ho perso l'occasione di ribadire l'impegno della comunità ecclesiale tarantina per progredire tutti insieme nel superare le emergenze che ci toccano ogni giorno. Ho ricordato che un'occasione propizia è costituita dalle prossime elezioni degli amministratori della Regione Puglia. Ho già detto scegliamo persone che hanno a cuore, che amano Taranto con la Città Vecchia, il Porto, le grandi questioni ambientali e della salute perché venga tutelato il diritto dei diritti, quello alla vita.

 

 

E come non pensare all'emergenza lavoro con tante realtà al collasso? Il Papa ci ripete sempre che un uomo senza lavoro è un uomo privato della sua dignità. Ultima sfida dalla quale non possiamo sottrarci è l'accoglienza dei fratelli che migrano in cerca di una vita serena lasciandosi alle spalle la guerra, la fame, la morte. Taranto brilla per il suo impegno generoso pur in mezzo a tante difficoltà. Le istituzioni garantiscano un'accoglienza degna, stimolando il governo nazionale e l'Europa. Scegliamo quindi persone che più si avvicinano a questo modello di amore vero alla nostra terra.

 

 

Ancora una volta l'esercizio democratico può rivelarsi una grande opportunità. Raggiungeremo la pienezza dell'amore, quando nessuna delle sfide di questa città del Mediterraneo sarà per noi estranea ma accolta, amata e trasfigurata dall'impegno e da un amore concreto e fattivo. Il nostro Patrono San Cataldo, anche nelle attuali circostanze ci aiuterà a superare le difficoltà, ma sarà indispensabile il contributo di tutti.

 

 

Cari sorelle e fratelli,

impartendovi la Benedizione apostolica in questo preciso frangente della nostra storia, vorrei ricordarvi che San Cataldo cammina con noi ed è segno del Signore vittorioso; non solo in questa processione, ma tutti i giorni; ci è amico e non ci abbandona. Il nome Cataldo secondo una antica terminologia significa "fortissimo in guerra" o "colui che non può essere sconfitto" e questo perché segue Cristo che ha vinto la morte ed è vivo tra noi. La nostra non è la religione del Venerdì Santo, ma della Pasqua che comprende morte e resurrezione e culmina con la vita. Se seguiamo il Signore anche noi possiamo partecipare alla sua vittoria come ha fatto San Cataldo e così ha rinnovato la città di Taranto e l'intera Diocesi.

 

 

Per questo Concludo con le parole del nostro amato Papa Francesco:

"Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch'io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l'invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia" (MV 19).

 

 

Vi abbraccio tutti e nel nome del Signore e del nostro patrono San Cataldo vi benedico.

X Filippo Santoro

Arcivescovo Metropolita di Taranto

 

 

 

 

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Concerti alla san Lorenzo - 30 marzo 2015

I CONCERTI DELLA S. LORENZO - 5°

MEDITATIO IN PASSIONE ET RESURRECTIONE DOMINI

30.03.15

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La Santa Pasqua costituisce un irrinunciabile momento di riflessione e meditazione per ogni credente.

Per celebrare l'importante appuntamento liturgico, il 30 marzo 2015, nella nostra Chiesa di S. Lorenzo Da Brindisi a Taranto,

è stato eseguito dai maestri Antonio Andriulli al clavicembalo e Vincenzo Vitti alla viola da gamba e al violoncello, un suggestivo concerto sul tema

"Meditazione in musica in preparazione alla Pasqua: La Messa degli Apostoli".

Il programma si è articolato in due parti: la prima a carattere meditativo incentrata su brani scelti tra le composizioni di musica antica, adatte agli strumenti del clavicembalo e della viola da gamba.

In particolare, quest'ultimo strumento musicale è stato particolarmente apprezzato sia per la non comune presenza nelle nostre sale da concerto sia per l'inconfondibile timbro dolce e triste al tempo stesso.

Motivo di riflessione sono stati i brani proposti tratti dalla raccolta "Fiori Musicali" di Girolamo Frescobaldi;

composizioni liturgiche per organo suonate durante le messe solenni nel '600 e qui eseguite con i due strumenti antichi:

musiche dall'aura ascetica che ci hanno avvicinato al senso della Passione e della Resurrezione di Cristo.

La seconda parte si è caratterizzata per la maggiore leggerezza e immediatezza di ascolto di brani che, pur composti da autori quali J.S. Bach, A. Scarlatti e lo stesso Frescobaldi,

hanno trasmesso il carattere più gioioso, proprio della Resurrezione, a un pubblico attento e variegato con numerosi giovani e anche diversi bambini.

Particolarmente sentita ed apprezzata la "suite" fuori programma, che ha concluso il concerto, arrangiata dagli stessi esecutori,

tratta dall'opera rock Jesus Christ Super Star, più vicina ai nostri tempi, che ha raccolto entusiastici applausi tanto da essere richiesta come bis.

I musicisti sono riusciti con maestria a coinvolgere ed appassionare il pubblico attraverso un'interpretazione toccante,

preceduta da una breve guida all'ascolto che ha consentito di comprendere appieno il significato dei brani eseguiti e la particolarità degli strumenti utilizzati.

I presenti hanno infine applaudito, in segno di ringraziamento per l'opera svolta in favore della nostra comunità,

i nostri cari fra Francesco Monticchio e fra Corrado Mappa dei quali ricorreva l'anniversario dell'ordinazione sacerdotale e, di P. Corrado, anche il compleanno.

Il concerto è stata una testimonianza di fede espressa attraverso la musica nel corso dei secoli a sottolineare che,

anche di fronte ai cambiamenti di vita, stile, linguaggio, il messaggio della Resurrezione rimane il centro della nostra fede.

La Pasqua è il segno della Rinascita, della luce che risplende dopo le tenebre, del risveglio a nuova vita, del rinnovamento di noi stessi pur nella continuità dell'esistenza.

Francesca Di Santo

NOTTE DI NATALE 2014

Celebrazione della messa notturna - VEGLIA DELLA NATIVITA'

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AVVISI Domenica 21 settembre 2014

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AVVISI   
21.09.14

Da oggi iniziamo la preparazione della festa di S. Francesco. I genitori della Gifra, degli Araldini e i terziari hanno preparato le torte che sono in vendita per ricuperare dei fondi per le varie attività.

Inoltre i gifrini vi chiederanno di iscrivervi alla “Corrida” che vuole essere una festa corale in cui tutti potranno prendere parte.



Lunedì 22, alle ore 20.00, subito dopo la celebrazione dell’Eucaristia, celebreremo il transito di S. Pio da Pietrelcina, durante una veglia di preghiera.



Martedì alle ore 19.00 solenne celebrazione dell’Eucaristia in occasione della festa di S. Pio



Sabato 27 alle ore 16.00 in Piazzetta S. Lorenzo: i “Giochi della Pace” per bambini e famiglie. La festa della PACE si concluderà in chiesa alle ore 19.00 con la celebrazione della santa messa, a cui seguirà la “partita della pace” nell’oratorio.

Le offerte che si raccoglieranno durante la partita della pace saranno consegnate ad un nostro missionario in partenza per il Mozambico.


La stessa attività continuerà domenica e avrà inizio alle ore 9.30 e si concluderà alle ore 12.00 con la celebrazione della santa messa in chiesa.

locandi

AVVISI Domenica 14 settembre 2014

AVVISI      14.09.14



Da lunedì si potrà verificare qualche piccolo disagio nell’uso dei locali parrocchiali
a causa dei lavori che cominceranno ad essere realizzati
nella Cappella del Santissimo, nella sacrestia, e in tutto il piano terra delle sale parrocchiali.
È   urgente ripristinare l’impianto elettrico e impermeabilizzare le terrazze della cappellina e della sacrestia a causa delle infiltrazioni di umido. 

Da lunedì 15, dalle ore 16.00, sono aperte le iscrizione per il catechismo, presso la segreteria.      
Dovranno iscriversi tutti i bambini anche quelli che hanno già frequentato l’anno scorso.
Quest’anno sarà chiesto un piccolo contributo, come si fa in tutte le parrocchie, per venire incontro ai lavori che saranno realizzati nelle sale. 
Coloro che possono, potranno offrire 3,00 euro.
Da lunedì prossimo si farà un triduo di preparazione alla celebrazione della festa delle Stimmate del Serafico Padre S. Francesco.

Giorno 20.00 alle ore 19.00 si aprirà l’anno sociale dell’OFS diocesano. Alla messa parteciperanno tutte le fraternità della nostra diocesi.
La celebrazione dell’Eucaristia sarà presieduta dal nostro arcivescovo, mons. Filippo Santoro, nel segno della comunione ecclesiale.

il parroco
TT

COSTRUZIONE DELLA CHIESA




 

Processione di San LORENZO 21 - 7- 2014

Processione per il quartiere della statua del patrono SAN LORENZO da Brindisi

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Processione del Crocifisso - Venerdì Santo 2014

PROCESSIONE DEL SS. CROCIFISSO

LA VIA CRUCIS DELLA NOSTRA PARROCCHIA   11 Aprile 2014
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Nella lettura della Passione secondo Giovanni, la stessa di ogni Venerdì santo, ci sarebbero tanti particolari da evidenziare per una meditazione fruttuosa, dettagli a decine, a bizzeffe, per far risplendere la Parola del Vangelo intorno al mistero della Pasqua di Nostro Signore.

Mistero che si realizza nell’amore e nel dolore. Mistero che si concretizza in un giardino. Una narrazione che comincia da un giardino e finisce in un altro giardino.

Su questo luogo proverò a soffermarmi insieme con voi stasera. «In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli» (18,1).

Passeggiare nel giardino è quello che Dio Creatore ama fare insieme con i progenitori: li cerca, li interroga, li coglie nella loro quotidianità. Scrive padre Ermes Ronchi:

«Le braccia di Gesù, inchiodate e distese in un abbraccio che non può più rinnegarsi, sono le porte dell’Eden spalancate per sempre, sono cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia, sono accoglienza di ogni creatura, alleanza con tutto ciò che vive: genesi dell’uomo in Dio.

Perché l’amato nasce dalle ferite del cuore di chi lo ama. L’uomo nasce dal Cuore trafitto del suo Creatore». E così si capisce che la vita non è possesso o rapina, ma dono di sé; che Dio e la vita sono dono reciproco di sé.

Allora la croce è davvero la gloria di Dio, l’ora gloriosa della vita, come appare da tutta la Passione secondo Giovanni.

C’è poi la seconda ricorrenza del vocabolo “giardino”: «Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”» (18,26).

Il giardino diventa il luogo della verità e della trasparenza, lo svelamento dell’angolo più profondo e intimo di noi tutti.

Nel recinto di verde con Cristo non possiamo più barare, la sua presenza ci avvolge e travolge, ci chiama a prendere posizione, non è più possibile fare nessun doppio gioco. Tutto cambia con lui o senza di lui.

Gli occhi di molti sono puntati addosso a noi, dobbiamo necessariamente assumerci le responsabilità e i doveri del nostro battesimo. Giardino è il mio spirito, la mia famiglia, la comunità, giardino è l’ambiente di lavoro, quando la croce che vi trovo mi santifica.

E, infine, alla conclusione del lungo passo evangelico di Giovanni: «Nel luogo dove (Gesù) era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto» (19,41).

Il giardino diventa il luogo della vita nuova, la condizione spaziale della risurrezione di Cristo e poi anche della nostra.

Non è più tempo di passeggiare nel giardino tra l’alba e il tramonto, bisogna abbandonare l’uomo vecchio e stabilire nuovi equilibri, nuove armonie di vita.

Il giardino è lo spazio interiore per aprirci alla luce ed accogliere gli altri con le loro difficoltà, con le rinunce che saremo chiamati a fare per la bellezza del loro giardino personale, le nostre rinunce e i nostri sacrifici per la loro salvezza.

La Settimana di Passione non ci fa distogliere gli occhi dalle settimane travagliate che molti fratelli migranti stanno vivendo, troppi fra loro pagando di persona, pagando con la vita la speranza di un futuro migliore.

Sono almeno due in questo momento gli orizzonti che si aprono sotto i nostri occhi: uno appartiene al mar Mediterraneo, l’altro è internazionale.

Questo 2014 sono esattamente ventitré anni dal primissimo sbarco di albanesi sulle coste della Puglia, alla caduta del regime comunista. Non ci siamo dimenticati di quella tragedia che vide  la Puglia in prima linea per tamponare l’emergenza. E continuano a emigrare intere popolazioni, abbandonando la patria, la casa, gli affetti.

Gesù è straniero ed è crocifisso sul legno sino alla fine dei tempi. Egli ci ripete le parole del giudizio finale, che sono per noi straordinariamente attuali, una contemporaneità che anticipa ogni previsione futura, chiama a rimboccarci le maniche, a spogliarci di giudizi avventati, chiama a conversione e a promuovere l’uomo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).

Non so se avete sentito che a Siculiana, piccolo paese in provincia di Agrigento, tre anni fa è stata vissuta una Via crucis, in cui la croce era realizzata col legno di uno dei barconi dei migranti sbarcati sull’isola di Lampedusa.

Questa è la croce che stasera siamo chiamati a baciare e a venerare, finalmente liberati da ogni pesante fotografia, da una comprensione avvilente del fenomeno migratorio.

E adesso la prospettiva più larga, in questo Venerdì di Passione una finestra aperta sulla mondialità. Si tratta della persecuzione perpetrata ai  danni dei cristiani che in alcuni Paesi non godono dei minimi diritti, men che meno di quello alla libertà religiosa.

Sentite le parole che fungono da testamento spirituale di Shahbaz Bhatti, Ministro federale delle Minoranze religiose in Pakistan, nato nel 1968 e assassinato il 2 marzo 2011 da un commando estremista nella capitale Islamabad. Sono circolate anche in internet, finalmente sul web qualcosa di dirompente e di contagioso nel bene:

«Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica (…) Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio  e nella crocifissione di Gesù. Fu il suo amore che mi indusse a offrire il mio servizio alla Chiesa».

«Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo soltanto tredici anni:

ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo».

«E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi a servizio dei cristiani specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo Paese islamico» (…)

«Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solamente un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino di me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo».

Tra sedici giorni a Roma sarà canonizzato Papa Giovanni Paolo II e in questa Pasqua non possiamo dimenticare la sua grandissima lezione di umanità e santità.

Dopo aver stabiliti i nuovi canoni del processo per elevare agli onori dell’altare un fedele battezzato, è praticamente la prima volta che un Pontefice beatifica il suo immediato predecessore.

Dunque, stiamo per assistere ad un evento storico. Vi vorrei ricordare alcune parole che Papa Wojty?a scrisse in un suo testo poetico:

«L’amore mi ha spiegato ogni cosa, / l’amore ha risolto tutto per me / perciò ammiro questo Amore / dovunque Esso si trovi».

Per entrare nel mistero del totale svuotamento e della suprema gloria del Figlio di Dio, è necessaria la chiave dell’amore.

Come è stato per il nostro amato Giovanni Paolo II, nelle lunghe notti della nostra storia e di quella d'ogni uomo la fede e la poesia ci aiutano a tenere desta la speranza e a intravedere l'alba.

Adoriamo questa sera insieme la croce di Gesù nel giardino della nostra esistenza.

Riconosciamoci per quello che siamo, deboli, vittime tante volte della nostra presunzione, dell’orgoglio, dell’inclinazione al male.

Soltanto la croce ci offre salvezza. Così canta e inneggia ad essa la Liturgia: «O croce della nostra salvezza, albero tanto glorioso, un altro non v’è nella selva, di rami, di fronde a te uguale. Per noi, dolce legno, tu porti appeso il Signore del mondo».

Adoriamo, sorelle e fratelli, quel legno santo dal quale trasuda l’amore in grado di spiegarci ogni cosa.

Da esso è venuta la gioia in tutto il mondo, abbracciandoci ad esso scopriremo il segreto della vita vissuta in pienezza nonostante le prove, il segreto della Vita oltre la morte. Così sia.

Fra Pier Giorgio Taneburgo
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